Milano - Barcelona
Qualche giorno fa, leggevo sul giornale (free press as usual) che secondo il Global City Report 2009, indagine internazionale promossa da Generali Immobiliare Italia e da Scenari Immobiliari la città ideale dove nascere è Stoccolma, Berlino dove trascorrere la giovinezza e invecchiare a Barcellona. Sempre secondo la mappatura europea, Roma è la città ideale per vivere, Londra per lavorare e Parigi per divertirsi. Milano, la mia città, è riconosciuta come metropoli del terziario che sta investendo sulla cultura e incrementando teatri e cinema.
Discutibile alcuni risultati, Milano e Barcelona ad esempio.
Scrivo Barcelona con una sola elle, pronunciandola come la direbbero i Catalanes. Ho pranzato a la playa con un bocadillo de hamburguesa y queso, passeggiato per le ramblas dopo aver girato distrattamente per Barceloneta, mangiato la macedonia della Boqueria e visto la Sagrada. Mi è sembrata una città ideale per tutti, non solo per la terza età. Per cominciare è una città che conserva alcuni aspetti caratteristici come il quartiere dei marinai, Barceloneta, case basse, esercizi pubblici che vendono cose di vario genere al dettaglio, assaggini tapas dai bar e purtroppo odore di fognatura per le strade. E' una metropoli coperta per tutta la sua estensione da cinque linee della metropolitana e con orari di funzionamento che Milano e la gestione ATM non si sogna manco di fare (e anzi, gongolandosi con le sue pubblicità ambigue di aver prolungato l'orario il sabato sera e di aver attivato il servizio del Radio Bus come mezzo sotitutivo nelle ore serali/notturne -fino alle due del mattino tanto per farmi ridere amaro- facendoti pagare due euro in più con un abbonamento o un biglietto urbano ATM il biglietto acquistato a bordo anziché in edicola -€1,50- introvabile). I mezzi pubblici significano una città viva. Milano muore esattamente quando l'ATM termina il suo servizio.
L'idea iniziale era quella di prendere un volo low cost della Ryan Air, portarsi un telo, prendere il sole alla spiaggia e tornare a casa la sera. Era un'idea di quest'estate, cose da pazzi. Fino a un certo punto, se penso che ci sono moltissime persone che prendono e se ne vanno a fare una giornata al mare in Liguria, un giorno per sciare, e così via. L'anno scorso, era stata una giornata a Roma per festeggiare un compleanno.
Attuata solamente adesso, ad autunno inoltrato, il progetto ha preso dimensioni diverse. Stancante. Un tour de force ma bello per me che non c'ero mai stata. Un'interrogativa la partenza, il permesso dal lavoro è arrivato a soli due giorni dal "giro" turistico. Il contratto è stato appena rinnovato e i giorni di permesso/ferie non ancora comunicati. Per otto euro andata e ritorno, c'era poco da preoccuparsi, ma colleghi più navigati mi hanno suggerito di prendermi un giorno di malattia. Ecco che arriva uno di quei momenti di dilemma etico: perché devo dichiarare di essere ammalata se ammalata non sono. E se mi mandassero il medico fiscale? Sfigata come sono in alcuni momenti, poteva succedere. Non posso pensare di premeditare una truffa seppur in misure limitate e pensare di farla franca. Il check in per i cittadini non UE è un controllo in fin dei conti fatto sommariamente, a Orio viene controllato il passaporto e il pds, cosa che a Girona non è stata fatta... il che mi fa pensare che se fossi un'illegale che vive attualmente in Spagna potrei tranquillamente entrate indisturbata in Italia attraverso gli aeroporti secondari. Dilemma etico numero due: perch mi sento truffata se non mi è stato controllato a fondo un documento come il pds? Per dirla finimente? Ci sono vulti tantissimi sbattimenti per avere questo documeto in mano e poterlo esibire, avere autorità che lo possono controllare darebbe un senso a tutta l'energia e tempo investiti per ottenerlo. E' come quando sono stata a Venezia e ho preso un biglietto cumulativo per poter prendere diversi traghetti per spostarmi da un'isola all'altra e nessun conrollore ha mai chiesto di poter vedere il biglietto. Mi è stato dato un servizio, ho pagato quel servizio e anziché essere contenta per il servizio ricevuto e il fastidio toltomi del non controllo puntando sulla mia buona educazione e sul benificio del dubbio, mi sento truffata. Mi sentivo truffata perché aveva iniziato a balenarmi in testa l'idea che potevo anche viaggiare aggratisse perché tanto... insomma per farla breve è paradossale. Arrivare a pensare di essere stati truffati perché per buona fede o per pigrizia dei controllori, sentirsi truffati perché si viene concesso una maggiore libertà di agire e avere ricevuto fiducia. Voi, come lo chiamate?