
che è in me:
Settimana all’insegna della primavera e del risveglio non solo meteorologico ma anche personale… come scritto precedentemente si sta tentando di smuovere tutto l’adipe accumulato e di scoprire e scolpire (?) muscoli. Tutto merito del radar “dolore” anzi dolore lancinante che si è attivato nei punti o nei presunti muscoli che neanche pensavo di avere.
). Spassosissima messa in inglese, scandita dai commenti-ordini della suora filippina nella mia lingua madre “e ora ci alziamo… e ora ci inginocchiamo… e ora alziamo la voce per il salmo responsoriale…”. E siccome fra la messa del battesimo e il rinfresco avevo anche un po’ di tempo, accompagno il nipotastro per fare il chierichetto e mi riascolto un’altra messa questa volta in italiano. Mi sento molto pia donna in questo momento. 
Run!
Non so come nascano progetti “malsani” (che tanto malsani non sono) come questi di oggi… beh sì, in realtà sì…
Forse è il reiterare continuo, da settembre a questa parte, di una lamentela che fa più o meno così: “Non ho niente da mettermi.” Il solito problema femminile del guardaroba che non è mai fornito? No, fosse solo quella la questione, il problema è che “Non ho più niente che mi stia da mettermi”. E si sa che lo shopping e rifarsi il guardaroba comporta una soluzione poco indolore per il mio esiguo portafoglio e mangiare meno varrebbe a negare alcuni abitudini ancestrali che la mia famiglia si porta dietro (se mia madre non cucina per dieci, non è contenta! Guai ovviamente a non mangiare). Resta la proposta della collega laureanda in scienze motorie, l’esperta della situazione, la soluzione meno costosa e (forse) più efficace del momento: si va a correre. Perché no, rispondo stoica e intimamente poco convinta, memore di ricordi poco felici in cui ad ogni sessione tossivo a non finire con i complimenti dei fidi compagni di corsa “Brava, vedi che stai già eliminando le tossine dal tuo corpo” Tossine? A me sembravano più le viscere che non volevano più stare nel corpo che li ha trattati male :P
Comprata una tuta tecnologica e anonima (le tute sono state tutte riciclate come pigiami), cotone dentro per permettere la traspirazione della pelle, tessuto sintetico fuori per far scivolare la pioggia (casomai decidessi di andare a correre quando piove) e di colore grigio per evitare di essere additata dai passanti come “quella goffa vestita di fucsia o di un colore fosforescente”. Programmiamo i giorni in cui andare a correre: nel primo giorno, si ammala uno dei miei nipoti e devo indossare i panni della brava zia e fargli da babysitter, la corsa salta. Nel secondo giorno nel Varesotto sentiamo lo stupro di una donna mentre fa jogging, ci facciamo prendere dalla fifa e la corsa salta. Nel terzo giorno si ammala la collega laureanda in scienze motorie, io e l’altra amica ci facciamo prendere dalla pigrizia e la corsa salta. Al quarto giorno, Milano è tipicamente uggiosa e piovigginosa, la corsa salta. Quinto giorno, il miracolo si avvera, armate di kway, cellulare e fazzolettini di carta, corriamo. Corriamo, corriamo, ci facciamo superare dalle persone in bici, dagli anziani pieni di sprint, ci facciamo prendere dalle case a schiera della Martesana e dalle sue acque pulite e ci diamo un traguardo per controllare i progressi. Io addetta al cronometro guardo il cellulare che lampeggia il tempo passato: abbiamo corso per ben due minuti!
Non so come nascano alcuni progetti malsani, cmq settimana prossima si fa il bis.