Non è una simulazione della cecità: è piuttosto un invito a scoprire una realtà multisensoriale e sorprendente, costruita da elementi non visivi, che favorisce il dialogo tra due realtà umane, quali quelle dei vedenti e dei non vedenti, rafforzando rispetto e tolleranza.
L’occhio svanisce, tutto il corpo inizia a vedere, e la percezione cambia.
L’idea si deve ad Andreas Heinecke, impegnato da anni nello sviluppo di progetti che hanno come obiettivo il dialogo tra realtà sociali abitualmente distanti tra loro. In Dialogo nel Buio il pubblico è invitato, in piccoli gruppi di 8 persone, a compiere un percorso nel buio. Il viaggio, della durata di un’ora e 15 minuti, passa per alcune stanze che riproducono ambienti diversi tutti da scoprire attraverso i sensi e il dialogo con la guida non vedente, svelando “un altro vedere”.
Dopo aver attraversato natura e città, l’ultima tappa è un bar dove, sempre nell’oscurità più totale, si commenta l’esperienza vissuta.
Le guide e i visitatori si incontrano al buio, senza nessun pregiudizio basato sull’immagine.
Chiave di volta di questa esperienza profondamente umana e coinvolgente, sono le guide non vedenti, che accompagnano i visitatori in uno straordinario viaggio alla scoperta dell'invisibile, in una realtà da riconoscere attraverso elementi non visivi, stimolando l'uso degli altri sensi di cui disponiamo.
Per la nuova edizione, il pubblico cui l'Istituto dei Ciechi di Milano si rivolge è estremamente diversificato: scuole, università, aziende, famiglie, operatori sociali e culturali, artisti e chiunque sia interessato ad esplorare nuove modalità nell'uso dei sensi.
Se la luce illumina il percorso, è nel buio che si può vedere la realtà.
Emozioni da non disperdere.
È un’esperienza che ti spoglia delle tue sicurezze (la luce, gli occhi per vedere e degli occhiali per vedere meglio), del tuo quotidiano (la borsa), delle futilità, delle tue ansie e della fretta (dell’orologio). Si viene catapultati, aiutati solo dal bastone, dalle proprie mani e dai propri sensi, dalle voci di altre persone e dalla guida non vedente, in diversi ambienti (natura, casa, città, bar) immersi in un buio totale e innaturale, nessuna fonte di luce, nessun oggetto riflesso, nessun’ombra. Si dice che in mancanza di un senso, gli altri si accuiscano per sopperire alla funzionalità del handicap. Un pomeriggio è troppo poco per poterlo capire o verificare, per la stragrande maggioranza del tempo l’atteggiamento era proteso alla curiosità e all’affascinazione. Bocca e occhi aperti nonostante non si potesse veder nulla, orecchie che cercano di captare ogni voce e rumore, mano sinistra che si appoggia a ogni superficie e quella destra che cerca con il bastone ogni parete dove affiancarsi. Guidati dall’unica persona vedente al buio, si “rivedono” oggetti passati inosservati nel quotidiano.
Una casa a ringhiera milanese, in Via Boiardo 11, ha inaugurato il primo dei quattro giorni dedicati al contact e al cont’art, contatto fra diverse realtà multietniche e contatto con l’arte in tutte le sue manifestazioni.
Oltre alle opere, la giornata ha goduto di un buffet multietnico (almeno sulla carta, dal vivo molto simile a quello italiano), della performance di Enrico Intra al pianoforte (“Around To Cage”) con Alex Stangoni (live electronics) e Carlo Garofalo (percussioni), e della proiezione del video di John Foot, "Ringhiera. Storia di una casa".
Si pratica l'anestesia locale. Si crea un’adatta cavità per raggiungere la polpa contenuta nel dente. Si asporta il tessuto pulpare, compreso quello contenuto nelle radici, mediante piccoli strumenti appuntiti (reamer, file e tiranervi). Attraverso strumenti di dimensioni sempre più grosse (le dimensioni, anche se via via crescenti, sono in termini di millimetri) si preparano i canali che prima contenevano i nervi, lavandoli con apposite soluzioni e poi asciugandoli con coni di carta. Terminate queste operazioni, i canali vengono otturati, solitamente con coni di guttaperca e con cemento canalare, che riempiono e chiudono completamente le cavità.
Si bruciano i coni per sigillare i canali del dente. Benché l’apposito strumento venga passato ripetutamente sulla fiamma, la procedura è del tutto indolore e non procura bruciore. Durante il processo vengono effettuate una o più radiografie endorali per verificare che sia eseguita in maniera corretta (ritrovamento e preparazione dei canali, lunghezza di chiusura dei canali esatta).
Il processo può richiedere da una a molte sedute (anche cinque, sei o più) a seconda delle condizioni del dente: se è particolarmente infetto, per esempio, oppure c'è un ascesso o un granuloma, servono più sedute prima di chiudere il canale.
Tiranervi, guttaperca, bruciare, passato ripetutamente sulla fiamma, molte sedute... ora sì che sono tranquilla
Causa mal di denti imperante, post stordimento dentista, di nuovo mal di denti e gonfiore fastidioso sulla guancia destra, il blog langue e io latito sia IRL sia qui più che mai.
Il problema è che avevo talmente la guancia gonfia che facevo fatica a parlare, a tossire, e persino a incazzarmi. In compenso ho recuperato momenti insonni (in orari sbagliati), ho mangiato lo stretto necessario giusto per poter prendere un antidolorifico( …parvenza di dieta, subito abbandonata dopo un giorno di totale stordimento) e ho fatto blog hopping, lo zapping fra i blog.
Si dice che una lettura piacevole sia raramente una lettura critica… si dice che una lettura veloce, a volte possa dare una misura illusoria e fittizia. Ma quello che ho intravisto è così veramente come appare, non c’è stata molta rilettura tra le righe da fare, c'è un pululare di blog pseudo erotici su Splinder. Sarà la primavera? Sono fioriti come le margheritine sui campi? Nah, sono presenti ondine da un po’. Hanno titoli così originali… eroticamenteio, erosfera, riscopertamischiava, piccantipassioni, ladeaperversa… per dirne qualcuno. Gran parte di questi blog sono gestiti da ragazze o donne, vere o putative poco importa data l’alta concentrazione di immagini tendenzialmente lesbochic. Ma dico io, manco un uomo ignudo? Dove sono? Solo nei racconti o almeno solo nelle fantasie:
"Se fossi un uomo mi troverei terribilmente arrapante! Mi guardo spesso allo specchio immaginando di essere un uomo, mi osservo e mi desidero." erosfera
E sempre lei che si descrive come un corpo comandato da un cervello, ha imparato bene ad usare le parole, ad esempio i pronomi personali:
Nel mio sguardo si legge chiaramente la voglia di godere di te, con te, per te... e la necessità di farti godere di me, con me, per me... mi desidero come tu mi desidereresti, mi guardo e mi spoglio con gli occhi, ho voglia di toccare la mia pelle come se le mie mani fossero le tue, passo la lingua tra le labbra, vorrei una lingua lunga come un serpente, per insinuarla fra le mie cosce, per assaporarmi, per regalarmi il piacere sconnesso che solo tu potrai darmi.
Sedici, se non ho contato male, in questa sola proposizione. Me e te con i varianti mi e ti per esempio le sono entrate nell’uso perfettamente. Mancano le interiezioni "ah ah si oh si oh si" e abbiamo tutto. E ovviamente per finire, una frotta di groupies arrapati dal commento facile (che bello il tuo blog, senza nulla togliere al complimento). Trovarli è facile, si linkano e si commentano a vicenda.