luglio 28, 2006 22:42

Boost

- Come va il giro di colloqui?
- Mi sto rifacendo il guardaroba.
- Brava, ti presenti bene!
- Nah, mi tiro su il morale.
leciram
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luglio 21, 2006 00:03

...ma che avrò mai fatto nella vita precedente...

se persino nei sogni mi si tratta male, tanto da portare questo fastidio da stamattina. Maledetti quei cinque minuti in cui mi sono messa a ricordare il sogno.
leciram
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luglio 19, 2006 22:49

CE

“Il vento che accarezza i capelli, le corse a perdifiato, i giochi , le vittorie e le sconfitte, l’amicizia, sorrisi, memoria e nuova conoscenza. Stagione della vita che non si ripete, l’infanzia merita spazi, esperienze, positive e belle.”

No, non è la descrizione dello spot di Cesare Ragazzi, e nemmeno la cronaca di una partita di calcio nella versione Holly e Benjie e tantomeno Georgie che corre felice sul prato inseguita da Abel e Arthur (e mettiamoci anche Lowell), è l’incipit del depliant illustrativo dei CE di quest’anno. Vorrei proprio conoscere chi scrive tali parole immaginifiche.

A una settimana dalla fine del CE, il bilancio non è ai livelli di bollettini di guerra:

-         tre infortuni
1)     
x colpisce y, i genitori di y dicono che sono cose che capitano, i genitori di x lo sgridano (solitamente questa è la dinamica degli incidenti ma ci sono anche i varianti sotto)
2)     
x colpisce y, i genitori di y dicono che sono cose che capitano, i genitori di x lo sgridano, i genitori del resto del alfabeto ci vuole denunciare per negligenza
3)     
x colpisce un albero e si fa male da solo, i genitori di x inveiscono contro x e contro noi

-         mille punture di zanzare nonostante disinfestazioni su disinfestazioni e docce di Autan (d’altronde la scuola è situata vicino al Parco Lambro ed è partita persa sin dall’inizio )

-         abbronzatura buona per tre anni (a forza di fare gite e piscine)

-         tre laboratori attivati (danza, teatro e pittura) con ottimi risultati soprattutto in quello di pittura (sarà perché è quello che ho condotto io? )

-         un equipe di collaboratori più o meno assortiti:

c’è Saranno Famosi, il cui soprannome prende spunto dai ragazzi di un format portato in auge dalla DeFilippi nazionale, anzi dall’abbigliamento dei protagonisti. Mutande in vista e pantajazz cui una gamba è normalmente tirata giù e l’altra tirata ordinatamente fino al di sopra del ginocchio per poter eseguire acrobazie varie che vanno dalla spaccata al volo dell’angelo. Una volta ha raccontato che una signora canuta l’ha approcciata in metropolitana chiedendole se avesse caldo solo ad una gamba.
L’attore con tanto di diploma all’accademia d’arti drammatiche Paolo Grassi di Milano, ma qui di grassi ci sono solo i suoi racconti, mi sa. Unti come l’olio e tutto il cibo che scendeva dall’alto in una delle scene messe in atto dall’opera di Bertolt Brecht come pavoneggiato una volta. Lo si riconosce per i metodi da villaggio turistico, per i modi di avvicinare i bambini (“Devi venire  da me solo se hai la cura per il cancro”), e per le orecchie alternate alle dita attaccate al cellulare.
L’ameba dai tempi di reazione veloci. Puoi farle una domanda alle nove del mattino e trovarti ancora lì alle cinque ad attendere la risposta, talmente vanno veloci le sinapsi di questa collega. Il tutto accompagnato dalla bocca spalancata in perenne stupore.
Il karateka, nonche istruttore sportivo, dai kiai portentosi, riecheggiano ancora nelle zone limitrofe Lambrate.
L’imboscata, collega vista rarissime volte, la sua classe ha la meglio su di lei tenendola perennemente in ostaggio in aula o nei diversi corridoi, mancando ai momenti di salotto nel giardinetto dopo pranzo.
La uagliona taciturna, napoletana da poco trasferita in quel di Milano, non si esprime, osserva,  registra e riferisce al fidanzato che ha seguito qui.
E poi ci sono le colleghe zabette con cui ho passato tantissime ore a chiacchiera.

 Susanna's maskIlaria's maskValentino's maskAlessandra's maskChiara's maskGiulia's maskSara's mask

 

leciram
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luglio 09, 2006 22:34

Una piramide invertita per le seconde generazioni


Nel concetto antico di cittadinanza vi è la partecipazione diretta alle decisioni comuni, partecipazione alle sorti  della comunità, sorti che dipendevano anche dalle gesta militari. Anticamente, come oggi, il legame tra una persona e uno Stato era sancito dalla nazionalità, l’appartenenza a una nazione, concetto in parte superato dagli accordi fra i paesi da quando si è potuto parlare di “pluralità di nazionalità”, di “doppia nazionalità” termini che designano la possessione di due nazionalità da parte della stessa persona. Secondo questa antica concezione di accezione militare, chi non è cittadino, e quindi straniero, è necessariamente un nemico.

Mi è rimasta, questa immagine descritta dal sociologo Mauro Valeri (Comitato Minori Stranieri), lo straniero come nemico da combattere perché ha una cittadinanza diversa dalla propria. Oggi, differiscono le modalità, ma le idee di base sembrano permanersi.

 

Per uno straniero, un immigrato o una seconda generazione come me, la cittadinanza altri non è che il gradino più alto della scala piramidale dei diritti o concessioni. Come in passato il concetto di cittadinanza non è cambiato molto, è sempre sinonimo di partecipazione alla vita pubblica, o nel mio caso o in quella di altri che non l’hanno, l’esclusione dalle attività della  vita pubblica: rappresentare il paese che ci ha visti nascere e/o crescere nelle diverse discipline sportive, iscriversi al servizio civile volontario e agli albi professionali, partecipare alla vita amministrativa e politica tramite il voto.

Su questi gradini dei diritti si posizionano a metà i possessori della carta di soggiorno, un documento che ha corso di validità a tempo indeterminato, il quale garantisce una sicurezza sul piano della durata ma non sulla partecipazione attiva alla vita comunitaria. Negli ultimi gradini vi sono i detentori dei permessi di soggiorno, di diversa tipologia, valore e durata.

Zanzara Tigre scrive a proposito:

Sì, è un INFERNO. La burocrazia italiana è un INFERNO. Per lo straniero poi…è uno degli ultimi gironi. Se mettiamo che lo straniero in questione possieda il permesso di soggiorno per motivi di studio pur vivendo qui da una vita, bè…siamo proprio in bocca a Lucifero!”

 

In questa piramide invertita vi sono “racchiusi” i minori di diciotto anni, protetti in un ambiente ovattato di leggi e di diritti. Le problematiche nascono non appena si diventa maggiorenni, si è costretti a convertire il pds per motivi di famiglia in uno di studio o di lavoro (a meno che i genitori non abbiano ottenuto per il minorenne la cds o la cittadinanza), o ci si affida alla sorte o all’arbitrarietà di ogni singolo ufficiale della questura.

Jean Leonard Touadi, assessore all’Università, alle politiche giovanili e alla sicurezza di Roma, in un momento scherzoso della giornata del workshop organizzata dal grupo G2, parla di un microfono con il quale amplificare le voci dei figli di immigrati.

Il G2 non aspira a diventare un’associazione come tante che spesso deludono membri e fruitori, non si propone alle autorità come portavoce delle seconde generazioni che scoprono di essere “diversi” dai loro “amici italiani senza trattino”, ma sta tessendo una rete di conoscenza e di informazione,

un network di cittadini del mondo cittadini del mondo, originari di Asia, Africa, Europa e Latinoamerica, che hanno deciso di lavorare insieme su due punti fondamentali: i diritti negati alle seconde generazioni senza passaporto italiano e la loro identità, incontro di più culture”.

Una volta, avevo paragonato il mio blog alla condizione delle seconde generazioni, ognuno di noi ha delle esperienze individuali. Il mio blog si nutre di commenti e di interazioni, non vuole essere un’esperienza o una condizione solitaria e come tale, il G2 cerca di costruire questa rete fra gli italiani con il trattino, come veniamo spesso definiti, o stranieri in un paese che sentiamo nostro o figli della prima ondata degli immigrati.

Letture correlate:
-
Report Assemblea G2 primo luglio '06 (G2)
- Le G2 chiedono leggi ad hoc per le seconde generazioni (Migra News)
- La 'seconda generazione' chiede diritto di voto (ADUC)
- Metropoli anno 1, n.25, p.8-9
-
G2, un network per i diritti (Lucia Ghebreghiorges - LEFT)

leciram
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