dicembre 24, 2006 21:08

Maligayang pasko
 santaproblem
Hey, it's midnight! The internet will still be here when we get back.

leciram
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dicembre 12, 2006 23:52

Stereotipi, autoironia e mania di protagonismo

Qualche giorno prima sarebbe stato un consiglio per gli acquisti, ora è comunque un consiglio per la lettura.
Metropoli n.39 anno 2006, p.8

 



leciram
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dicembre 05, 2006 23:15

Voce

Quando guardi una trasmissione e non ti piace, si può cambiare tranquillamente canale oppure spegnere la tv. Ma quando sei presente in una trasmissione l’unica cosa che puoi fare è sopportare o “tollerare” (come usato insistentemente in quella sede), tossire piano, condividere la propria bottiglia d’acqua e scroccarne altrettanta a chi l’hanno passata, lacrimare per l’aver trattenuto la tosse di prima e lacrimare per il troppo ridere. Cambiare canale o spegnere la tv dovrebbe essere l’azione più logica nel vedere trasmissioni che non ci piacciono, ma se si ha un’alta soglia di sopportazione o di tolleranza (sempre quella virtù di prima), tendenzialmente si rimane incollati a guardare tale programma (come faccio).
A proposito di programma, esistono diversi significati di tale parola, ma quella che mi sovviene più facilmente in questo momento è una successione definita delle varie parti di uno spettacolo più che uno spettacolo in sé. Qualcosa di costruito e confezionato pronto per l’uso e il consumo.

guestLa qui presente è stata invitata (in qualità di “amico di Paula” denominazione comprovata dal posto ove mi sedevo :P) a un programma su una delle reti a diffusione nazionale che trattava l’argomento integrazione. Mi sono avvicinata alla questione da poco nonostante mi tocchi da vicino da molto tempo (da sempre a detta di alcuni, da quando sono qui) e l’argomento è talmente vasto e complicato che esaurirlo in poche ore sarebbe superficiale e limitante. E così è stato.

Presenti in trasmissione due editorialisti del Corriere della Sera, di cui uno anche docente presso una rinomata università milanese, un giornalista e conduttore TV di passaporto italiano e di origini libanesi, una delle presentatrici della tv giovane che ci ha invitato, un rapper italiano di origini egiziane e in collegamento audio il ministro delle politiche giovanili). Nella premessa doveva esserci anche la bellona di turno, la miss (non è Denny Mendez!) che fortunatamente alla fine non è venuta o non è stata chiamata.
Imboscato fra il pubblico, vi è il pubblico parlante selezionato dagli autori per intervenire, per raccontare la propria testimonianza o per dare voce al proprio vissuto e alle proprie opinioni. Pubblico parlante che la conduttrice chiamava confidenzialmente, come se li conoscesse da tempo. Se l'avessi visto da casa Tiziocaioesempronio non mi avrebbero rappresentato niente, solo dei nomi e dei visi. Sarebbe stato importante un’autopresentazione o una presentazione con dei riferimenti (ciao sono leciram, del gruppo taldeitali).

Il talkshow si sviluppa in proiezioni video i famosi contributi (nel senso che quelli che l’hanno realizzato ne pagano le conseguenze… i padani/leghisti paragonati ai panda in via d’estinzione è stato un leit motiv della trasmissione acquistando per un nanosecondo una simpatia anche da parte mia) seguiti dai commenti dei VIP o del pubblico parlante e del pubblico che ha avuto la possibilità di essere chiamato per caso. Tra parentesi, un’ovazione a Billy, il ragazzo che sedeva a fianco a me, l’altro “amico di Paula” che è riuscito a togliere il sorriso a uno dei giovani padani!!!
Dentro il calderone vi erano
- la questione dell’integrazione “razziale” (non so se la conduttrice e gli autori avessero capito o meno che parlare di razza è proprio sbagliato anziché politically scorrect quando si parla di integrazione),
- della tolleranza come pratica di accettazione dell’altro (“se vedo uno straniero da solo la cosa non mi crea problemi ma se inizio a vederne tre o quattro tutti insieme…”)
- dell’integrazione come essere infagocitati nella cultura dell’altro (utilizzando la metafora della casa tanto cara ai molti presenti, se sono ospite a casa degli italiani devo seguire le tradizioni e le culture vigenti qua per essere integrata… ma la politica di integrazione attuale è ambivalente e disarmante senza quegli strumenti necessari per non sentirmi rifiutata a cominciare dal pds alla cittadinanza)
- della cittadinanza (indignazione sulla presunta automaticità della cittadinanza dopo cinque anni di residenza proposta nel disegno di legge, senza tener conto che non vi è affatto automaticità ma solo possibilità di chiederla sperando nella discrezionalità dell’amministrazione, e non vi è nemmeno automaticità di cittadinanza per coloro che nascono qui da genitori immigrati in quanto sarà di fondamentale importanza avere genitori con un certo reddito)
- della mancata integrazione fra immigrati e italiani e fra gli immigrati di diversa provenienza (parlare la stessa lingua, l’italiano, usare lo stesso codice linguistico non significa necessariamente essere integrati)
- della chiusura della comunità cinese (da una tv giovane, fatta da e rivolto ai giovani mi aspettavo un superamento dei soliti stereotipi, ma così non è emerso. Vi è associna.com che è la dimostrazione di quanto i ragazzi cinesi stiano facendo per farsi conoscere, per aprirsi, per dialogare.
- dell’amicizia costruita attraverso il calcio nonostante differenze così evidenti (lo sport come strumento di integrazione, ci sta bene! Se non fosse che uno degli amici ha origini straniere e l’altro appartiene ai Giovani Padani… avrà capito a cosa ha aderito se non condivide nemmeno quello che ha detto uno degli esponenti del suo gruppo?)
- del concetto di straniero, di immigrati identificandoli/ci sempre con gli islamici (“l’altro” usato dall’ex ministro degli esteri),
- degli stranieri di seconda ondata (“dopo aver parlato con me per qualche minuto, capiscono che non sono uno stupratore o ladro o…”)
- della seconda generazione figli di immigrati (importantissimo parlare di bambini nati e/o cresciuti in Italia in termini di seconde generazioni, figli di immigrati ma non per questo immigrati)
- dei rifugiati (che non sono immigrati),
- delle famiglie italiane che adottano bambini stranieri,
- delll’erasmus (e questi che c’entrano? E anche alcuni sopra cosa c’entrano? Ce lo siamo chiesti anche noi, non era meglio parlare dei ragazzi figli di immigrati che dopo anni di residenza in Italia si trovano ancora con un pds per motivi di studio? Sì, sarebbe stato meglio.
Sembra quasi che tutto ciò che è spostamento sia immigrazione)

Si è parlato di integrazione-immigrazione per lo più in termini di differenze e quasi mai in termini di punti in comuni, tranne in quello ambito sportivo (insomma) e della musica (hmmm). Andando sul pratico, comuni a tutti gli immigrati e figli di immigrati vi erano le questioni legislative. Problemi burocratici, diritti negati, mancata partecipazione attiva alla vita
riflessoSi è parlato di tutto non esaurendo mai un argomento con il giusto scambio di opinioni ma banalizzandolo il tutto a una trasmissione fine a se stessa. Tempi televisivi e tematica riguardante l'integrazione-immigrazione non corrono alla stessa velocità..
Da questa esperienza, ne esco bene, a volte è bello non avere voce in capitolo… ho evitato di fare figuracce su una rete a diffusione nazionale soprattutto avendo alle spalle ore insonni, andata e ritorno con trenitalia della durata complessiva di sei ore.
leciram
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