Il mio medico è differente
Il mio medico è differente. No, non è la pubblicità a favore della medicina online anche se ho consultato siti e ho capito, prima ancora di andare dal medico, di avere l’otite. Suoni e rumori ovattati, voci in sottofondo mi ricordano il notturno dannunziano anche se otorrea, otalgia, acufene, ronzii, sibili, silenzi fastidiosissimi, mi riportano a questa infiammazione.
Non so che tipo di calamita per le negatività io possegga ma noto una convergenza di imprevisti non sempre piacevoli. Gli anglofoni dicono:
When it rains, it pours. Quando piove, diluvia. E dovrei esserci abituata provenendo dai tropici. Ma così non è.
Non sono cagionevole, di solito non prendo medicinali e non mi faccio automedicazioni. Sono stata dal mio medico di base per poche volte e solitamente solo per certificati e per mutualizzare medicinali. La mia tessera Asl è praticamente nuova.
Ho questo fastidio da lunedì, e da irresponsabile (nomea ottenuta da un amico preoccupato(?)) non ho avuto modi di farmi vedere da un medico che oggi. Per una volta sono stata effettivamente impegnata su al
nordest, un giorno per sostituire un amico che ha la varicella fortunatamente assieme a un altro amico e in un altro tutta sola. Per la cronaca, a Pordenone mi sono piaciuta poco, non riesco ad essere sciolta nel fare un discorso o dibattito davanti a corsisti laureandi o laureati in psicologia, antropologia, sociologia, docenti o comunque operatori professionali nell’ambito socioeducativo o sanitario nella tradizionale disposizione per fare lezione frontale con tanto di “allievi” rompi che continuavano a intervenire. A Udine invece, con il grande tavolone e la disposizione a cerchio ho iniziato a rilassarmi. Brainstorming e improvvisazione :P
Prima di andare dal medico, mi sono imbattuta in quelle scenette da gag che possono solo capitare a me e solo nel periodo del limbo burocratico. Rinnovato il pds lo scorso ottobre, con calma l’ho ritirato oggi per rinnovare la tessera asl, anche questa legata alla durata di validità del pds. All’Asl come in qualsiasi ufficio pubblico, gli impiegati hanno fatto tutti un corso su come trattare gli utenti a pesci in faccia per dei loro errori. Dato il poco uso della tessera, né io né i medici a cui l’avevo esibita avevamo mai notato la data con cui era stata corretta a penna la proroga. L’impiegata di allora, oltre a riscrivere la data di scadenza di due anni fa, già scaduta in partenza, non aveva nemmeno riportato il rinnovo sul loro database. Risolto con le buone, dopo una manciata di minuti in cui mi ha trattato da deficiente e in cui mi sono sentita tale. Vado giù dall’accettazione per prenotare la visita specialistica ma ovviamente senza l’impegnativa del mio medico di base non me la fanno.
Dal mio medico, che non vedo mai, la situazione è selvaggia. Non c’è alcun modo di prenotarsi ad orari precisi ottimizzando il proprio tempo. L’attesa è tempo sprecato soprattutto quando tutto malfunziona con il vecchio metodo
chi prima arriva meglio alloggia, in tempi molto stretti, solo tre ore i pomeriggi. Solo da questo medico, ho trovato una situazione simile a quella delle questure e commissariati, file prima ancora che lo studio apra.
Con una mamma e una figlia dentro l’ambulatorio e due persone davanti a me e una moldava dietro, arrivano una signora e la nuora influenzata, entrambe filippine. In cinque minuti che hanno aspettato, ad alta voce la signora chiede chi fosse la prima a dover essere visitata e chiede se può cederle il posto visto che la nuora stava malissimo. La prima della fila mi guarda sorpresa e risponde cortesemente che potrebbe anche cederle il posto ma ci sono altre persone in fila e in quel momento il medico la fa entrare togliendola dall’imbarazzo. La signora filippina, in
tagalog, inizia a lamentarsi di questo medico paragonandolo a quello più sensibile che aveva e che si sarebbe accorto dell’emergenza e che le avrebbe visitate immediatamente non facendole fare la fila. Sì certo, nei tuoi sogni. Uscita la prima della fila, la signora anziana prima di me, impietosita cede loro posto creando in me e nella signora moldava lamentele. Dopo mezz’ora chiuse dietro la porta dell’ambulatorio, sentiamo (il mio medico quando si incazza, alza la voce e riassume i fatti) che queste due si sono recate al pronto soccorso dove alla nuora non è stato dato nulla visto che nessun medico l’ha visitata perché ritenuta non urgente. Vedendo l’attesa lunga al pronto soccorso, se ne sono andate e hanno optato per automedicazioni e parere del medico di base. Quando la porta si apre ci precipitiamo in tre per essere visitate. La signora anziana rivendicando il suo turno, io rivendicando il mio con un’uscita a cui avevo tanto pensato “
E no… lei ha ceduto il suo turno a quelle due che non sono in grado di aspettare”, e la signora moldava che mi sosteneva. Con tre zabette urlanti, la suocera e la nuora che se ne sono uscite inosservate e il medico che cercava di fare il paciere alzando la voce più di tutti.
Da tutto quel pandemonio è uscito un discorso più o meno coerente se avessimo avuto dieci anni, ma con due ore di attesa, e la mattinata trattata da deficiente dovevo essere proprio uscita di ragione nel sentire che non avevo nessuna pietà a cedere il posto a due stordite che sono uscite tardi di casa e che non sanno aspettare e che non hanno rispetto per persone che attendono da ore che un medico si liberi, me ne strafregavo dei miei connazionali malati cosa che in Italia non era usanza.
Il mio medico è deficiente, nonostante le scuse di coccodrillo.