gennaio 31, 2008 01:52

You mispronounced my name

LONDRA - Michael invece di Mohammed, Kevin al posto di Karim: in Gran Bretagna un numero crescente di immigrati anglicizza il proprio nome nel tentativo di integrarsi meglio. La tendenza è vistosa soprattutto tra i musulmani, che puntano sul cambiamento di nome per occultare la fede in Allah e dissipare così i sospetti di cui sono vittima dopo gli attentati dell'11 settembre. Cinesi, polacchi, russi e indiani preferiscono anch'essi chiamarsi nel modo meno esotico possibile alle orecchie dei sudditi di Sua Maestà e adottano quindi nomi come Andrew, Nicholas, John.
In Gran Bretagna è possibile cambiare il primo nome nel giro di poche ore pagando una somma irrisoria (sui 45 euro) e secondo un'inchiesta del domenicale 'Sunday Times' è in forte aumento (di circa il 20% all'anno) il numero degli stranieri che approfitta di questa opportunità.
In genere i cinesi cercano di mimetizzarsi aggiungendo al proprio il nome di John, Jason o Sue ma un profugo uzbeko arrivato con i documenti di identità intestati a Avlar Akherov ha scelto per la sua nuova vita in terra britannica di farsi chiamare Adrian Barry Roberts. Un certo Valeri Inatov, russo, è diventato Nicholas Kenneally.
Il 'Sunday Times' riferisce anche di indiani che hanno cambiato da Shital a Sheet (parola che in inglese significa lenzuolo o foglio) e di una polacca dal nome lungo e impronunciabile che adesso si presenta come Hall.
"Spesso la gente è semplicemente stufa di sentire il proprio nome storpiato di continuo", ha spiegato Mike Barrett, direttore di 'Uk Deed Poll Service', l'ente competente per i cambiamenti di nome. A questa tendenza in spettacolare aumento (dai 20.000 casi del 2001 si è saliti ad una stima di 70.000 per il 2008) contribuisce anche la classica eccentricità inglese.
Un falegname di Gloucester ha ad esempio buttato alle ortiche il nome e cognome della nascita quintessenzialmente inglesi (Robert Sullivan) e ha optato per Daddy Fantastic, padre fantastico.
[ANSA.IT]

|ris|sel 
Sarò un po' ripetitiva ma la pronuncia è 
fon|da|men||le! Accento tonico sulla "a", non si pronuncia come la maggior parte delle parole italiane (piane).
Tornando all'articolo, ripensando a un'amica polacca a cui hanno sbagliato tante volte la trascrizione del nome e cognome sui documenti (con conseguenze burocratiche kafkiane) credo che le sarebbe stato utile in più di un'occasione un cambio di nome. Inorridisco, invece, all'idea del mio nome e cognome italianizzato... già lo fanno, anche se di meno rispetto agli anni passati (per il fatto che ho accetatto il compromesso di farmi chiamare con il diminutivo Mari anche da persone con cui non ho confidenza). Sono stata chiamata Maria Stella, Maristella, Maristel, Marisella, Marisa, Marcella, persino Marcel, Maurice e Ishmaela. Il mio cognome è diventato Argento, Argental, Arsenal e per giunta Arsenale :shock: :(
Non è un nome "strano", particolare, originale, esotico... ha semplicemente origini straniere. Non provate a tradurlo, non è Marcella. Il mio, Maricel, come quello di mia cugina, Maria Cecilia, nascono dalle costole del nome di mia nonna paterna Marcela.
Con alcuni amici, notavamo come i nomi stranieri femminili siano anche "esotici", "belli", quelli maschili semplicemente "stranieri", come un nome che finisce con una consonante sia subito "italianizzato" con una vocale finale (Maricel -> Marisella; Hielen ->Elena; Medhin -> Medina...), e, come i nomi "stranieri" siano adespoti (non corrispondono con quello di alcun santo). Se non ci sono santi che hanno quel nome perché diavolo dovrebbero/dovremmo festeggiare il nostro onomastico il giorno di tutti i santi??? Non ce l'abbiamo e basta.
leciram
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gennaio 27, 2008 21:37

28-200

Lo voglio!!!


sunset

Chanel & Leslie

Con un obiettivo EF 28-200mm f/3.5-5.6 USM prestatomi dal mio mio mentore. ^_^
leciram
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gennaio 25, 2008 11:37

Clemente? Pablo? No... Martha!


¿Quién muere?
Muere lentamente quien se transforma en esclavo del hábito, repitiendo todos los días los mismos trayectos.

Quien no cambia de marca, no arriesga vestir un color nuevo y no le habla a quien no conoce.

Muere lentamente quien hace de la televisión su gurú.

Muere lentamente quien evita una pasión, quien prefiere el negro sobre blanco y los puntos sobre las “íes” a un remolino de emociones, justamente las que rescatan el brillo de los ojos, sonrisas de los bostezos, corazones a los tropiezos y sentimientos.

Muere lentamente quien no voltea la mesa cuando está infeliz en el trabajo, quien no arriesga lo cierto por lo incierto para ir detrás de un sueño, quien no se permite por lo menos una vez en la vida, huir de los consejos sensatos.

Muere lentamente quién deja escapar un posible amor, con tal de no hacer el esfuerzo de hacer que éste crezca.

Muere lentamente quien no viaja, quien no lee, quien no oye música, quien no encuentra gracia en si mismo.

Muere lentamente quien destruye su amor propio, quien no se deja ayudar.

Muere lentamente, quien pasa los días quejándose de su mala suerte o de la lluvia incesante.

Muere lentamente, quien abandonando un proyecto antes de empezarlo, el que no pregunta acerca de un asunto que desconoce o no responde cuando le indagan sobre algo que sabe.

Evitemos la muerte en suaves cuotas, recordando siempre que estar vivo exige un esfuerzo mucho mayor que el simple hecho de respirar. Solamente la ardiente paciencia hará que conquistemos una espléndida felicidad.



Una veloce ricerca la attribuisce a Neruda, è così che hanno fatto/lavorato a quanto pare quelli dell'ufficio stampa di Mastella. La raccolta "Ode alla vita ed altre odi elementari" di Neruda (come altre)  contiene "un'altra" Ode alla vita... Poco importa se la paternità... anzi la matrice di bellissime parole è tale Martha Medeiros... poco (?) importa, è morto.
leciram
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gennaio 22, 2008 23:51

Quotable quotes



I want to stop wondering "what if". I want to know "what is".


dal melenso "One more chance"
leciram
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gennaio 20, 2008 20:18

JayR

JayRHo sempre pensato che Cool Runnings (Quattro sotto zero) fosse un film d'invenzione disneyana sulla squadra di bob giamaicana. Scopro ora che è la storia della prima nazionale dai tropici a partecipare alle Olimpiadi invernali a Calgary nel 1988 (seguita poi nel corso di diverse edizioni dal Messico,  Trinidad e Tobago e Antille Olandesi).
Dal '88 la squadra migliorò alle successive olimpiadi invernali portandosi diverse medaglie e che il loro slogan è "The Hottest Thing on Ice"... appropriato!

E' inusuale ma non è più così strano trovare rappresentati i paesi della fascia dei tropici alle olimpiadi invernali. Si parla di Vancouver 2010 ed è il sogno di JayR (Gumbay Abas Jr.), uno snowboarder semipro, conosciuto a cena dal mio amico Chris. La cosa "strana" è che arriva anche lui dai tropici, un filippino con l'accento sudtirolese nonostante viva a Milano. Autodidatta (svegliarsi ogni [...]weekend all'alba per portare le ossa a -20° sotto zero [...] guidare all'alba per farsi una giornata di bufera, con la neve che ti congela la faccia, le mani e le gambe, per girare qualche ora in sno, mi permette di riprendere la macchina e tornare a casa con un sorriso a 36 denti, qualcosa vorrà dire... scrive un suo amico contagiato dal suo entusiasmo, fa snowboard da poco più di tre anni, punta al riconoscimento da parte del Comitato Olimpico Filippino e all'arrivo di sponsor (che sia un'organizzazione o privato,  per info:  jeiar_83@yahoo.it)

In occasione degli ultimi giorni dello Snowpark a Milano, ieri ho assistito per la prima volta a una gara di snowboard. Avevo letto qualcosa su JayR su diversi giornali cartacei e anche quotidiani online lo scorso marzo 2007, e prima ancora su KT.
leciram
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