Risulto nella presentazione di un’iniziativa che si terrà fra pochi giorni a Bologna, non sono stata contattata da nessuno direttamente ma figuro come “Leciram” per parlare di blog e blogger. Mi vien da ridere… primo perché non ho assolutamente idea di cosa dire, mi sembra di essere diventata improvvisamente l’esperta dell’argomento senza averne cognizione se non l’esperienza stessa e secondo perché “Leciram” mi sa di Cher, Madonna…mi sa di cantante pop insomma. Ho un nome e un cognome, difficili da scrivere ma non impossibili.
C’è un fattore propulsore che è quello di sfogo, di tirare fuori parole a volte anche a caso, nella speranza che qualche buon’anima le metta a posto seguendo un nesso logico attraverso la sua lettura. Assolve insomma alla sua funzione di diario, o nel mio caso di saltuario. “Un tempo le cose preziose erano contenute nel diario... ed il diario celato, nascosto, protetto... un luogo nascosto per pensieri preziosi. Ora invece è tutto svenduto agli occhi del primo che passa” dice un mio amico. È vero, per sfogarsi basta un foglio e una penna, basterebbe la sola voce per poterle urlare con il rischio e il fastidio di essere presi per pazzi.
Forse sta in questo “urlare” la parola chiave, urlare, dire, comunicare per essere ascoltati. È come una cassa di risonanza, la versione virtuale di un amico che ti sa ascoltare e che abbia voglia e tempo di farlo. Essere alla mercè del primo che passa? Sinceramente non ho mai pensato di essere famosa da avere lurkers o gente interessata a quello che vi ho scritto (tradotto: che leggano pure i cazzi miei insomma, non mi sento né violentata né particolarmente esposta attraverso questo blog, io decido cosa scrivere :P)
Poi finita la spinta, che sia quella di noia… scherzo… sfogo, qual è il traino che ci porta a mantenere un blog. A un certo punto le cose da dire non scarseggiano? Non si finisce di utilizzare il blog come una scatola? Un contenitore virtuale di parole, di citazioni, di foto, di libri letti, di discorsi fatti, di eventi a cui si vuole andare o in cui siamo andati, di lista di amici.
Forse non solo come contenitore, il blog è anche il contenuto, si evolve. Come l’identità, ho sempre pensato che il blog non sia questo blocco monolitico identico dall’inizio alla fine, è uno strumento che man mano si trasforma, perde e assume diverse forme a seconda dei miei momenti.
Fra le motivazioni per mantenere un blog ne ho trovata una che condivido, trovata leggendo fra i pensieri altrui “Scrivere è un bell’esercizio mentale, tutt’altra cosa che guardare la Scatola stesi sul divano col telecomando in mano. Scrivere su un blog ti schiarisce le idee, ti obbliga all’analisi, alla sintesi, al ragionamento, al confronto. Impedisce cioè al cervello di addormentarsi. E scusate se è poco.”.
Il confronto, conoscere persone, allargare la rete amicale a volte passando da quella virtuale a quella reale potrebbe essere una bella conseguenza dell’avere un blog. Eh già! Faccio parte anch’io di quella schiera di bloggers che hanno stretto amicizia a distanza, il che non è male se ti porta in giro a conoscere persone interessanti.
